I pensieri della lavatrice

cropped-big-04-outdoor-fat-sofa_outdoor-fat-sofa_04.jpgLa fine dell’anno si avvicina e con lei puntualmente arrivano i bilanci.

Se poi ti trovi come me in quell’età dove i bilanci vanno per la maggiore, ritrovarti a mettere sulla bilancia un po’ tutta la tua vita è un attimo.

Sì, perché più si va vanti, più gli anni passano sempre più velocemente e cominci a far fatica a valutare solo un singolo anno sfuggito via alla velocità della luce. E così è più facile ritrovarsi a ripensare un po’ a tutta la tua vita.

Pensi alle cose che hai fatto, alle persone che hai incontrato…

Fino a un po’ di tempo fa mi venivano sempre in mente le persone a cui avevo voluto bene, quelle che avevo detestato e quelle che avevo ferito. Mi facevo dei film mentali su come trovare il modo per farmi perdonare, su come riappacificarmi con loro. Pensavo che per cominciare un buon anno era necessario per me risolvere le questioni rimaste in sospeso, chiarirmi, chiedere scusa. Insomma ho sempre pensato che, sia nella ragione sia nel torto, toccava a me il primo passo, perché grazie a quel primo passo sarei stata meglio.

In linea di massima lo penso ancora, come sono sempre convinta che certe cose sia meglio non dirle, lasciarle nel profondo del subconscio, tenerle da parte per sogni e incubi notturni.

Eppure, ultimamente, mentre guido nella nebbia della tangenziale, mentre carico la lavatrice, scarico la lavastoviglie o stiro, mi tornano in mente improvvisamente episodi del mio passato che pensavo ormai di aver dimenticato. Sono come dei rigurgiti del subconscio, situazioni che mi hanno fatto per lo più soffrire ma che pensavo ormai morte e sepolte.

Probabilmente le cene prenatalizie con vecchie amiche e vecchi amici, hanno dato il colpo di grazia alla mia mente ormai provata da questa adolescenza tardiva.

Mi ritrovo a rileggere episodi accaduti quando andavano per la maggiore gli Wham e gli Europe in modo nuovo e mi ritrovo a pensare per la prima volta in vita mia che mi piacerebbe un sacco che qualcuno di questi spettri del passato mi chiedesse scusa. Perché anche se ormai è tutto passato e tutto è da parte mia perdonato, mi sorprendo a desiderare che chi mi ha fatto del male lo riconoscesse. Perché sono cresciuta con quel senso di colpa profondo generato dalla convinzione che gli altri si comportano con noi come noi permettiamo loro di comportarsi. E quindi era sempre, alla fin della fiera, colpa mia. Oggi so che questo è vero solo in parte, e che è altrettanto vero che la gente sa essere cattiva, che spesso è consapevole di esserlo e ferisce. E se lo so, è perché spesso lo sono stata anche io. Ed è proprio anche per questo che adesso sono abbastanza attrezzata per affrontare, gestire e anche comprendere la cattiveria altrui. So quando ho diritto a delle scuse e, anche se non le ricevo, so che mi spettano, so quando non sono io ad essere nel torto e quando non sono io quella che deve sentirsi in colpa. Ma è stata una conquista lenta e sofferta e ci sono stati anni in cui ero incapace di farlo.

Perché io ormai mi sono perdonata della mia idiozia di allora ma vorrei che qualcuno mi dicesse che non ero io quella sbagliata, che non ero noiosa, fastidiosa, o stupida, o brutta, o incapace come invece io pensavo di essere perché pensavo che questo era quello che gli altri pensavano di me.

Ora, io mi rendo conto che tutto questo rimurginare è abbastanza malsano, delirante, adolescenziale, e poco si confà ai miei 45 anni, tre figli e un lavoro, per cui mi chiedevo: visto che non posso fare a meno di guidare in tangenziale, se smetto di caricare lavatrici, scaricare lavastoviglie e stirare… passa?

 

3 pensieri su “I pensieri della lavatrice

  1. Sono delle belle considerazioni, quindi non smettere di fare le lavatrici. Pensa anche ( sempre E Berne) che quel comportamento è stata la migliore risposta a quella situazione con quello che avevi allora è che ti ha permesso di superarla. Adesso hai altri strumenti per farlo ecco perché rileggi diversamente quelle situazioni. E si, ti devono delle scuse, anche tardive.

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