Elogio del prosecco

Tempo fa in consorte è tornato a casa con alcune bottiglie di prosecco. Era in offerta al supermercato e così ha pensato di prenderne qualche bottiglia nel caso venisse qualcuno a trovarci.

Ma visto che l’occasione non arrivava e che il terrore della vicina mi limitava nell’invitare amici per serate chiacchierine, una sera, mentre cucinavo, ho tirato fuori un calice dall’armadio in alto, quello dei bicchieri “belli”, ho preso delle patatine e l’ho stappato.

E mi si è aperto un mondo.

Ho sempre associato il vino alle serate in compagnia e non mi era mai successo di bere da sola, cosa che ritenevo alquanto triste.

Eppure, quella sera, stanca, di cattivo umore e con zero voglia di cucinare, ho scoperto che un bel bicchiere con del buon prosecco poteva essere un modo per festeggiarmi, per far sembrare speciale una serata normale.

Dopo quella serata ce ne sono state altre, molte condivise con il consorte.

Aprire una bottiglia, girare per la cucina con il bicchiere in mano mentre si apparecchia e si cucina regala una sensazione di festa, una voglia di chiacchierare che spesso mi manca alla fine di giornate dove sono sempre di corsa.

Perché rimanga intatta la sua magia, ho capito che non devo farlo troppo spesso. Non voglio che diventi un’abitudine, ma un regalo che mi concedo di tanto in tanto, per quando me lo merito o per quando non me lo merito per niente e proprio per questo ho bisogno di una carezza, di un piccolo momento di festa.

In questi giorni i prosecchi stappati sono stati tanti e altri mi aspettano. Questi sono ancora più belli, perché condivisi con le persone a cui voglio bene. Mi piace chiacchierare aspettando che la cena sia pronta, con persone che non hanno fretta, che si gustano con me il frizzantino, parlando di massimi sistemi o sparando cazzate ridendo di gusto.

I calici adesso li ho spostati in un posto più comodo.

Se passate da queste parti sappiate che anche se la casa è sottosopra, i bicchieri sono sempre pronti e la bottiglia è sempre in frigo.

Buon fine 2015.