Vittime e carnefici

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Per lavoro in questi giorni ho dovuto documentarmi su chat, cyberbullismo e molestie in internet. Era un lavoro molto piccolo, poco impegnativo su cui pensavo di avere già le idee ben chiare.

Sono una frequentatrice di Facebook, ho un blog, ho figli adolescenti, in casa mia certe sere il wifi salta perché siamo connessi con troppi dispositivi contemporaneamente. Insomma, certe domande me le sono posta da tempo, mi sono già data delle risposte, ho assistito a incontri e discusso ampiamente di questi argomenti in modo formale e informale con molte persone.

Però in questi giorni mi sono resa conto come la preoccupazione maggiore di noi genitori sia che i nostri figli non diventino delle vittime. Eppure credo che il rischio maggiore sia che diventino carnefici.

Siamo per natura e ruolo portati a difendere la nostra prole: dai prepotenti, dalle ingiustizie, dalle sconfitte, dai dolori. L’istinto è sempre quello di proteggere e, aimè, giustificare i nostri esserini. Li guardiamo e inevitabilmente rivediamo in loro i neonati indifesi, profumati e morbidosi che sono stati ma che, che ci piaccia o no, non sono più.

Tendiamo, anche di fronte all’evidenza, ad usare l’espressione, “sì, però…” e non ci rendiamo conto che è proprio quel “però” che spesso ci impedisce di difenderli da loro stessi. Ha picchiato il compagno? Sì, però è stato provocato… Ha umiliato la compagna di classe? Sì, però anche lei lo tampina tutto il giorno… Ha fatto il pirla con i compagni? Sì però anche loro lo incoraggiano… Ha scritto insulti sul gruppo di whatsapp? Sì, però stava solo scherzando… Ha sputtanato l’amico rivelando a tutti le sue confidenze? Sì, però anche lui, non doveva confidarsi…

Siamo tutti un po’ vittime e carnefici, e se lo cantava Umberto Tozzi più di vent’anni fa, forse non è un concetto così difficile e originale.

Come facciamo a insegnare ai nostri figli a difendersi da soli se noi per primi non gli facciamo notare quando sbagliano loro stessi? Come faranno a capire che una cosa è sbagliata se noi per primi la giustifichiamo? Come faranno a capire il significato della parola “difesa” se insegniamo loro che se loro subiscono è sbagliato ma se loro causano è giusto? Come faranno a capire quanto valgono se noi per primi spianiamo loro la strada togliendo ostacoli e responsabilità? L’adolescenza è già un casino di suo e sono convinta che ‘sti poveri esseri abbiano bisogno di certezze. E le certezze le chiedono a noi adulti, nonostante capiscano benissimo la nostra inadeguatezza, i nostri limiti e le nostre contraddizioni. Credo che il loro desiderio più grande sia quello di essere capiti, capiti veramente, ma non giustificati. Questo significa che, anche se sembra assurdo, in realtà loro vogliano essere sgamati quando mentono, quando ci raccontano una balla, quando fanno una cazzata. Sono convinta che loro non vogliano farci semplicemente fessi, ma vogliono che noi capiamo il perché vogliono farci fessi.

Eppure so bene che, per noi genitori, passare per fessi è molto più semplice: ci impedisce di vedere i nostri stessi errori, ci evita la fatica di porci delle domande e cercare delle risposte, ci evita di metterci in discussione, di metterli in discussione e ci consente di essere sempre orgogliosi della nostra prole a prescindere.

Ma forse quello che loro ci stanno chiedendo è di essere orgogliosi della loro capacità di rialzarsi, della loro capacità di capire i propri errori e del loro coraggio di pagarne le conseguenze. Di essere orgogliosi della loro voglia di fare sempre del proprio meglio per conquistarsi il proprio futuro anche e soprattutto rispettando le regole e gli altri, della loro determinazione a non salire la propria scala verso il successo usando gli altri come gradini ma allo stesso tempo di non essere a loro volta gradini per la scalata di altri.

Accettare i propri figli per quello che sono e non per quello che vorremmo che fossero certe volte è doloroso, ma ritengo che sia un passo indispensabile per aiutarli e affiancarli nella scoperta della loro bellissima e fortissima essenza. Quella vera. Qualunque essa sia.

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4 pensieri su “Vittime e carnefici

  1. il limite è necessario! se siamo al buio in una stanza la prima cosa che facciamo è tastarne i limiti cercando le pareti con le mani protese davanti a noi.
    si è sempre un po’ vittime ed un po’ carnefici, a fasi alterne, come nel triangolo drammatico (sempre Berne, sempre Analisi Transazionale).
    mi viene in mente anche “lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” dove l’assenza di giudizio sconvolse gli studenti privati del giudizio e indirizzo.
    che “bel” genitore che devi essere.

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  2. Pingback: SABATOBLOGGER 43. I che seguo | intempestivoviandante's Blog

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