Discorsi da bar

Mi ero ripromessa di non scrivere più nulla di politica. Questo perché mi rendo conto come i social non siano il luogo adatto, perché ormai divenuti una discarica di risentimento, frasi fatte, egoismi, pressapochismi. Discorsi da bar elevati a trattati socio-politici.

Ma io sono piena di buoni propositi che poi regolarmente disattendo e oggi proprio non resisto. Ed ecco il mio discorso da bar.

Mi sembra di capire che gran parte di questa campagna elettorale ruoti intorno agli stranieri. E io lo trovo alquanto divertente. Gli stranieri? Ma siamo seri?

Ma davvero il vero problema oggi sono gli stranieri? Cioè, gli stranieri che arrivano in Italia hanno un sacco di problemi, ma non credo che “loro” siano il problema principale per gli italiani.

Cioè, immaginiamo veramente che vinca Salvini, che, non si sa bene come, prenda tutti gli stranieri, li porti in un aeroporto e li rispedisca non si sa bene dove. E poi? Davvero poi i problemi sono risolti? Cioè, a parte non vedere più ragazzi di colore con il cappellino davanti alle panetterie, veramente da quel momento io guadagno di più, pago meno tasse, le scuole dei miei figli funzionano meglio e la sanità migliora? Sul serio? Ma voi che postate in continuazione le citazioni salviniane, ci credete veramente?

Davvero pensate che senza gli stranieri il vostro stipendio aumenterà? Non mi risulta che chi decide il valore del mio lavoro sia straniero… Guarda caso è italianissimo, potente e guarda caso negli ultimi anni si è arricchito sempre di più. Ma non avete la sensazione che vi stiano usando? Fregando? Non è che mentre spendete le vostre energie a prendervela con questi “stranieri”, chi detiene veramente il potere economico si sfrega le mani e fa di voi tutto quello che vuole? Probabilmente il fatto che l’unico attentato terroristico avuto in Italia sia stato fatto da un italiano fascista contro dei ragazzi africani gli ha scombussolato un po’ i piani… porca miseria, il cattivo assassino è italiano! ma a tutto c’è soluzione, e si può usare anche quello: e allora vai di sdoganamento del fascismo, facendo passare il messaggio che ‘sto imbecille non è altro che un poveretto esasperato.

Ma esasperato de’ che?

Ma che cosa ci tolgono veramente? Davvero pensate che i soldi spesi per loro siano di più di quelli che ci fanno guadagnare?

Comunque non tutti gli stranieri sono da rispedire a casa, vero? per esempio, le donne ucraine che fanno le badanti ai nostri anziani o le ragazzine tristi che fanno pompini a vecchi italiani con problemi di prostata nei i centri massaggi cinesi (i cui proprietari quasi sempre sono italiani) quelli vanno bene, vero?

Da bambina la colpa era dei meridionali, poi è stata degli albanesi, poi dei marocchini e adesso dei nigeriani e dei senegalesi. A me sorge il dubbio che se togliamo quelli, poi ci sarà qualcun altro a cui dare la colpa, che so, quelli con i capelli rossi, quelli miopi, quelli nati in provincia, quelli bassi, gli obesi, le donne, gli anziani, i bambini, i disabili. Insomma, c’è sempre qualcuno che ci ruba il lavoro e questa fantomatica ricchezza a cui noi, chissà poi perché, riteniamo di avere diritto. E nel frattempo i ricchi diventano sempre più ricchi, i potenti sempre più potenti. E non sono stranieri.

 

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Il tarlo

Una mattina ti svegli e capisci che ti sono più vicini i cinquanta dei quaranta.

Cerchi di non farci caso, prenderla con filosofia, ma si insinua nel tuo cervello quel piccolo tarlo che chiamano mezza età.

Il tarletto comincia a lavorare di solito dopo i quaranta. All’inizio è silenzioso, quasi non te ne accorgi. Compri la tua prima crema idratante, fai la prima tinta ai capelli, così, solo per vedere come stai, cominci a stare un po’ più attenta a quello che mangi. Dici a te stessa che stai solo prendendoti cura di te.

Poi c’è chi comincia a correre. Chi si fa l’amante e chi la cucina nuova. Chi si iscrive in palestra e chi a tinder. Chi smette di fumare. Chi diventa vegano. Chi si getta nel volontariato e chi nello shopping. Chi cambia casa e chi compra un biglietto per quel posto dove ha sempre sognato andare. Chi aderisce a tutte le campagne di screening per la prevenzione di qualsiasi tipo di tumore e chi diventa ipocondriaco.

È inutile girarci intorno… quello che succede è che nel tuo cervello fa la sua comparsa lei… La chiamano crisi di mezza età, ma in realtà non è altro che lei: la paura di morire.

Si manifesta in varie forme, non sempre è così esplicita, non sempre è riconoscibile. Può arrivare in un camerino di un grande magazzino, quando indossi quella maglia che tanto ti piace ma nello specchio la tua immagine riflessa non è altro che un salame insaccato. È quella tristezza malinconica che ti prende certe sere senza un vero motivo.
È il ragazzo che sul tram ti cede il posto.
È comprare il biglietto per il concerto del cantante che ti piace da sempre e sorprenderti poi nel palazzetto di essere circondata solo da gente con i capelli grigi. È commuoverti davanti alle foto di te ventenne.

È sedersi sul divano, guardarsi intorno e chiedersi: ma allora è tutto qui?

In cuor tuo sei felice della vita che hai, ti piace la gente che vedi ogni giorno, ma l’idea che ormai i giochi siano fatti e che non ti rimanga che proseguire per la strada che ti sei scelto, sì, insomma, un po’ un senso di vertigine lo dà…

Poi però ti rialzi, vai dal parrucchiere, compri un nuovo paio di pantaloni, compri a un prezzo assurdo le carote biologiche, organizzi il prossimo weekend, fai nuovi progetti lavorativi… e tutto torna sereno: le tue rughe ti piacciono, quasi quasi trovi anche simpatica la vicina di casa e i suoi gatti.

Ti riscopri super fortunata ad essere circondata da gente che ti vuole bene, ad avere una casa, una famiglia, tanti amici.

La vita che fai riprende il suo giusto sapore di conquista e non di prigione, come il tarletto bastardo vuole farti credere ogni tanto.

La produzione anche quest’anno volge al termine, i libri pian piano stanno andando in stampa, i panni da stirare mi aspettano, Maria Defilippi c’è.

La vita va avanti ed è bellissima.