Portatori sani di bellezza

In questi giorni non si fa che parlare della musica che ascoltano i ragazzini, della trap, di quello che dicono, degli strani personaggi che la cantano.

La domanda che mi faccio io è perché ai ragazzini piaccia quel tipo di musica, perché ci si ritrovino, perché certi testi abbiano tutto questo successo.

Credo che la musica sia solo uno specchio dei tempi, che sia il frutto e non il seme di un certo modo di pensare. Credo che la musica racconti il mondo che c’è e, sebbene ogni tanto si possa pensare che la musica sia “educativa”, io credo che sia soprattutto “narrativa”.

I testi delle canzoni trap parlano di soldi, danno un’immagine della donna sottomessa all’uomo ma esaltano le mamme, nascono dalle periferie povere e disagiate ma dilagano tra i ragazzini di famiglie benestanti. Parlano di alcol, canne e droga come un modo per stare bene, dei vestiti di marca come rivalsa sociale e sono farcite di parolacce e bruttezza. Essere tamarri, trash, ignoranti, arrabbiati e alterati è diventato un must.

Perché dei tredicenni amano questi temi, perché sono affascinati dalla bruttezza, dalla rabbia e dalla volgarità?

Mi sorge il dubbio che si sentano schiacciati, oppressi da un mondo che parla solo di soldi, di un mondo dove la vita del prossimo non ha valore, dove tutti sono arrabbiati perché si sentono costantemente defraudati di qualcosa cui ritengono di avere diritto e chissenefrega degli altri. E quindi comincino a pensare che anche la loro, di vita, in fondo non abbia valore, cha anche loro non hanno niente, che non valgono niente. Quindi tanto vale cercare di stare bene adesso, in questo momento, cercando di anestetizzare le proprie sofferenze con un po’ di fumo o di vodka, circondati da amici, dalla propria gang che diventa famiglia. Godere di una felpa, di un paio di scarpe, dell’apprezzamento per il proprio aspetto fisico.

Chi la dice più grossa ottiene attenzione. Chi fa casino ottiene attenzione. Chi più si mostra ottiene attenzione.

Quale spazio c’è per i ragazzini oggi? Sono in minoranza rispetto ai vecchi, non votano, la politica li ignora e loro ignorano la politica. Non hanno posti dove stare, hanno una scuola fatiscente con insegnanti spesso frustrati e scontenti, preoccupati più per il loro stipendio e le proprie condizioni di lavoro, piuttosto che del loro ruolo di educatori. Hanno genitori indaffarati ed eternamente preoccupati, che da adolescenti sono cresciuti tra paninari e tette del Drive in, frustrati anche loro, alla continua ricerca di apprezzamento e soddisfazioni sul lavoro e nella vita affettiva, costantemente arrabbiati, che utilizzano i social in modo maldestro e inopportuno, che riversano su questi adolescenti tutte le loro aspettative, e inculcano loro l’idea che per sopravvivere devi essere sempre vincente. Devi andare bene nello sport, devi andare bene a scuola, devi avere un sacco di amici, devi essere bello, devi piacere. E quando a tredici anni capisci che tutto non si può, che la scuola può essere faticosa perché ci sarà sempre qualcuno più bravo di te, che anche se sei intelligente, forse non è così facile come pensavi, che se vuoi una gang devi sottometterti alle sue regole, che anche lo sport, che fino a 12 anni è per tutti, dai 13 diventa solo per pochi, per quelli più portati o solo più “cattivi”. E quando il mondo dell’infanzia ti si sgretola sotto i piedi, quando arrivano le prime facciate, i primi veri insuccessi, le prime vere delusioni che bruciano e che sai ti bruceranno per tutto il resto della vita, ecco che arriva qualcuno che ti dice che dei tuoi genitori te ne puoi anche fottere, che della scuola puoi fottertene, che per piacere basta una felpa da 200 euro, che se ti metti su instagram nella giusta posizione mostrando le mutande e facce ammiccanti anche tu puoi essere bello o bella e puoi piacere. Nel senso che ti mettono tanti “like”.

E quindi la trap diventa una ventata di sollievo. Perché se uno sfigato, brutto e volgare è riuscito a fare un sacco di soldi apparentemente senza fatica, posso farcela anche io. E se non ce la faccio, posso sempre far finta di farcela.

Temo che finché in giro non tornerà ad esserci bellezza, gentilezza, compassione e solidarietà, la musica non potrà cambiare.

Ma sono fiduciosa. Perché di adolescenti ormai ne conosco parecchi e so che sono tutti portatori sani di bellezza, anche i più devastati, anche quelli che sembrano persi. Si dovranno salvare da soli, perché è evidente che gli adulti non sono in grado di salvare nemmeno se stessi, e so che lo faranno, come hanno fatto tutti gli adolescenti che li hanno preceduti. Spero che il prezzo da pagare per loro non sia troppo alto.

Annunci

Visioni

Ogni tanto faccio pensieri strani, mi immagino cose.

Ieri sera nel dormiveglia, mentre cercavo di prendere sonno, ho avuto una visione.

Ero a un comizio della Lega. No, non quella di adesso, quella di Salvini… Sembrava più quella delle origini, quella di Bossi, del Roma ladrona, della Sicilia tutta mafia e di Napoli puzzona. Però eravamo ai giorni nostri. Direi forse nel futuro rispetto ad oggi.

La gente era furibonda. Tutti bresciani, vicentini, friulani…

Io ero con loro, e nelle mie vene scorreva più che mai il mio sangue lombardo-veneto.

Si contestava Salvini con molto trasporto. Probabilmente il reddito di cittadinanza e il decreto sicurezza erano già a regime.

La protesta era accesa. Salvini sul palco sudava nella sua felpa con scritto a caratteri cubitali “Napoli”.

Ad un certo punto è salito sul palco un allevatore del mantovano. Con il decreto sicurezza tutti i suoi lavoratori asiatici non avevano visto rinnovato il loro permesso di soggiorno e così se ne erano andati a lavorare in Germania. Aveva perciò cercato altra gente nei centri dell’impiego, ma questi erano tutti meridionali, nessuno disposto a trasferirsi al nord per una paga di poco superiore al reddito di cittadinanza per fare un lavoro di merda. Così si era visto costretto a mandare al macello più capi del previsto, ma era stato divorato economicamente dalle tasse perché non aveva più diritto alle sovvenzioni della comunità europea, tagliate drasticamente dopo lo scontro acceso con il governo italiano. Non avendo ancora compiuto 63 anni, non era rientrato nel gruppo che per tre anni era potuto andare in pensione con quota 100, e raccontava che doveva pagare la scuola privata ai figli perché la scuola statale del suo paese era crollata, le insegnanti da quel giorno erano in sciopero e i ragazzi erano a casa.

E così urlava, urlava. Denunciando un’infiltrazione camorristica senza precedenti nelle sue terre, che gestiva il lavoro nero dei clandestini, dei centri dell’impiego e delle commesse edilizie.

Salvini ascoltava e sudava nella sua felpa, ma sorrideva. Lo lasciò parlare e poi con calma prese il microfono e disse con perfetto accento napoletano: “Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna. E comunque la colpa sta tutta al piddì”.

Mi sono addormentata di buon umore.