Su per i monti

Ok. Sono figlia di un alpino, fin da piccola mi hanno portato a camminare in montagna, sono stata per 25 anni scout. Conosco il bello delle montagne, l’emozione di vedere un panorama dall’alto, la soddisfazione che regala la stanchezza dopo una camminata. Eppure non sento l’esigenza fisica di uscire da Milano ogni week end, la bellezza della montagna non mi esime dall’imprecare quando i sentieri vanno in salita o quando le discese mi uccidono ginocchia e dita dei piedi. Il fiato che mi manca, il male a muscoli di cui ignoravo l’esistenza, il cuore che batte come un pazzo e le orecchie chi si tappano e pulsano man mano che si sale, spesso sovrastano la meraviglia dei paesaggi e il profumo dei boschi… E poi odio dover cercare un cespuglio dietro cui nascondermi per fare la pipì, razionare l’acqua della borraccia, mangiare un panino su un prato umido o su un sasso scomodo. Sì, insomma, quando stamattina il consorte mi ha proposto, visto il bel tempo, una passeggiata in montagna, (“niente di impegnativo… 500 metri di dislivello, praticamente è tutta in piano”), avrei dovuto dire “che bello, che figata”. Invece ho mugugnato un “ok” e siamo andati: una mulattiera semplice semplice, forse un po’ affollata, ma ripagata da un vista bellissima sul lago di Como.

Ecco… io, figlia di alpino, semel scout semper scout, arrivata in cima, seduta sul prato umidiccio, con il mio panino in mano, mi guardo le scarpe infangate e la meraviglia del lago di Como e mi scopro a pensare “ma quanto cazzo deve essere bello pranzare in un ristorante vista lago a Bellagio…”