Finta bionda

Il parrucchiere mi ha detto “È giunto il momento di schiarire molto. È l’unico modo per non essere schiavi della tinta e convivere con i capelli bianchi”. E così sono uscita bionda.

Alla prima vetrina quasi mi ha preso un colpo vedendo la mia immagine riflessa: una quasi cinquantenne non proprio in forma con in testa una casco biondiccio.

Che sia questo invecchiare? Non riconoscersi negli specchi? Portare in giro con aria fiera un colore di capelli che non è il proprio? Cioè, io bionda?!?

Eppure chi ha la mia età sa che ci sono ben altri cambiamenti fisici dopo i 45, ma tranquilli, non li elencherò qui. Un po’ per pudore, un po’ per non rovinare la sorpresa a chi ancora non ha raggiunto nemmeno i 40.

Ma non sono quelli che mi preoccupano di più. Più passano gli anni e più assisto inerme a un cambiamento profondo del mio modo di essere. Un cambiamento che spesso non mi piace, ma che qualche volta invece mi da grandi soddisfazioni.

Non sono più capace di stare zitta. Sono cresciuta pensando di non essere particolarmente intelligente, non particolarmente bella e non particolarmente simpatica. Mi sono sempre concentrata sulle persone a cui non piacevo, struggendomi alla ricerca del modo per conquistarle. Mi sono rovinata la vita sulle critiche che mi venivano mosse, un po’ perché permalosa e un po’ perché totalmente insicura nelle mie capacità. Non per niente in molti mi hanno sempre chiamato “Annina”… “Annina”… io che da quando ho 17 anni sono alta 1,76…

Poi un mattina ti svegli, ti lavi i denti, ti guardi il doppio mento, la pelle della faccia che comincia a scoprire la forza di gravità e ti dici “ok, va bene così”.

Ed è un attimo. Improvvisamente ti ritrovi a dire la tua sulla qualunque. Ad avere una capacità di sopportazione pari a zero. Ti incazzi per niente, ti infervori in ogni discussione. Se già normalmente mal sopportavo chi voleva spiegarmi la vita, adesso proprio non lo lascio nemmeno iniziare a parlare. Ho quasi 50 anni, cazzarola, so bene come funziona la vita!

L’insofferenza verso l’ingiustizia diventa un sintomo fisico. L’esigenza di piacere a tutti scompare, non hai più paura dire quello che pensi, e non sei più capace di fingere. Ascolti tutti, e improvvisamente ti accorgi che è ti è molto semplice capire chi ti piace e chi no. Hai ben chiaro quello che per te è giusto e quello che non lo è.

Poi però un giorno, mentre leggo costernata alcuni commenti di alcuni utenti sotto una notizia e le relative risposte di altri utenti, ne appare uno che recita così “ecco l’ennesima 50enne analfabeta di ritorno che commenta con la bava alla bocca esprimendo nient’altro che la sua frustrazione per la giovinezza scomparsa”. Al momento sorrido, perché il commento era rivolto a una signora che si lasciava andare in un commento contro le ong che portano in Italia orde di stranieri che ci rubano soldi e lavoro, una dei tanti di “cattivisti” che popolano ultimamente il web. Incuriosita però, vado a vedere il profilo della signora. Direi che di anni ne ha più 60 che 50, nelle foto è ben vestita, in una mostra con orgoglio i nipotini, in un’altra una spiaggia con tanti ombrelloni, in un’altra foto è in posa con il marito, anche lui ben vestito, in un ristorante elegante. È siciliana. E io ai siciliani perdono tutto, perché sono stati fregati da tutti, rossi, azzurri, gialli, perché se io fossi siciliana forse sarei anche io disperata e probabilmente per disperazione cercherei di fidarmi anche dei verdi e di quello che dicono. Quindi schiaccio indietro e rileggo il commento dell’altro utente, di cui capisco poco e proprio per questo immagino essere più sui venti che sui trenta.

E improvvisamente mi chiedo se il problema non sia tutto lì. Se la maggiore consapevolezza di se, delle proprie capacità, della propria esperienza non renda anche più cattivi. Più sicuri di sé, più concentrati sui propri bisogni, più egoisti e più ottusi.

Mi riguardo allo specchio e rivoglio i miei capelli castani, i miei vent’anni, le mie insicurezze, e quella leggerezza appassionata che da giovane ti fa infervorare per qualsiasi cosa, ti fa litigare ferocemente con qualcuno ma dopo dieci minuti hai già qualcos’altro di bello a cui pensare e magari con quel qualcuno ti vai pure a bere una birra.

Tra qualche giorno compio 49 anni. Ho ancora un anno per lavorarci su: voglio diventare una cinquantenne appassionata ma leggera, voglio voler bene a tutti e voglio bere una birra in spiaggia pensando che il mio futuro sarà grandioso.