18 settembre 2019

Al settimo piano dell’istituto dei tumori, appena usciti dall’ascensore ci sono dei divanetti blu. Su quei divanetti passano molte storie, molte lacrime, molti sorrisi e molti abbracci. Lì, io ho conosciuto la dignità della sofferenza, la fatica della speranza e la bellezza della normalità delle piccole cose.

Cara Martina bella, te ne sei andata portando via con te la tua voce e la tua bellezza. Ma ci lasci tutto l’amore che sei riuscita a raccogliere intorno a te.

Un amore che va oltre i credo e le fedi personali, e che ora fa parte di noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscere te e la tua famiglia.

L’amore è una cosa semplice ma potente, come sei stata tu e come continuerai a essere per tutti noi.

“Viva l’umanità, viva l’amore”

Stamattina mi sono imbattuta in questo articolo:

https://www.open.online/2019/09/09/venezia-76-e-la-dedica-di-marinelli-ai-migranti-il-codacons-pagina-imbarazzante-del-cinema-italiano/

Quando qualcuno dice che non bisogna fare politica a scuola, a teatro, al cinema, in chiesa, mi viene sempre un po’ di mal di pancia.

Che cosa significa fare politica? Che differenza c’è tra fare politica, dire quello che si pensa, fare propaganda e fare proselitismi?

Sono quattro cose diverse, molto diverse, eppure al giorno d’oggi i confini tra questi quattro concetti sono così sfumati che non se ne coglie più la differenza. Si utilizzano a proprio uso e consumo a seconda che si voglia accusare o difendersi. “Stavo solo esprimendo una mia idea…”

È giusto fare politica, è sbagliato fare propaganda. È giusto dire quello che si pensa, è sbagliato fare proselitismi.

Qualsiasi nostro gesto è politico, persino non interessarsi di politica è un atto politico. Come mi rivolgo agli altri, come tratto camerieri, commesse, superiori, come lavoro, se partecipo o no alla vita scolastica dei miei figli, a quali corsi li iscrivo, quale sport faccio, che tipo di vacanze scelgo, dove butto la pattumiera, quali prodotti acquisto, dove faccio la spesa. Sono tutte scelte politiche. Tutte.

Eppure, pensa un po’, posso fare politica senza fare propaganda.

La costituzione sancisce il mio diritto a dire quello che penso. Ma se sono una persona di potere, ad esempio un insegnante, non devo usare questo potere per convincere chi sta sotto di me a seguirmi. Ma devo insegnare a discutere, a ragionare, devo proporre soluzioni diverse, purché rientrino nella nostra costituzione e rispettino la libertà e i diritti di tutti. Se sono un personaggio pubblico, posso dire quello che penso, ma non posso umiliare dal mio palcoscenico le idee e il pensiero di altri. Nemmeno facendo semplici allusioni.

Ma.

Sì, c’è un ma.

Esprimere la propria indignazione di fronte a un’ingiustizia, a un sopruso, a dei morti è giusto. Sempre. Non è propaganda, non è voler far proselitismi, è non è nemmeno politica. È qualcosa che viene prima: è semplicemente essere giusti e umani. Su come evitare queste morti, su quali soluzioni adottare, possono esserci posizioni differenti, idee diverse, idee “politiche” diverse. Ma l’idea che lasciar morire della gente possa essere un deterrente alle partenze di altri è così aberrante che sorprende che persone che amano il proprio cane, i gatti, il cuore immacolato di Maria (e lo dico senza ironia), i propri figli, il proprio compagno, possano condividere un’idea del genere.

Se provi amore, se lo conosci, non puoi rimanere insensibile difronte alla sofferenza delle persone, dei bambini in primis, ma anche di ragazzi e ragazze poco più che ventenni.

Abbiamo una lunga tradizione italiana di giustizia e malaffare. Abbiamo i veleni ma anche gli antidoti. Continuo a pensare che la gente per bene sia molta di più di quello che sembra e che la gente per bene in cuor suo sappia dove stia il limite alla decenza.

E quindi voglio ringraziare anche io chi sta in mare “per evitarci di fare una figura pessima con noi stessi e con il prossimo. Viva l’umanità e viva l’amore.”