O cara moglie

L’altra sera si chiacchierava con i miei figli delle canzoni che cantavo io agli scout quando ero una coccinella e mi è tornata in mente “O cara moglie”. Avevo 8 anni: mi feci spiegare chi fossero i “crumiri” e mi immaginavo così bene il porco padrone che rideva allegro sul portone che me lo ricordo ancora oggi.

Ripenso a quella canzone e mi chiedo chi siano oggi le persone veramente senza diritti, gli sfruttati, chi oggi deve combattere sul serio per il proprio lavoro e per la libertà.

E mi chiedo chi siano i porci padroni.

La risposta me la do ogni volta che facendo via Corelli di ritorno dalla redazione dove ho fatto un lavoro che mi piace, anche se forse non retribuito come dovrebbe, tengo gli occhi spalancati per fare attenzione a tutti i ragazzi in bicicletta che nel buio e nella nebbia, partono dal centro per migranti con la loro borsona quadrata sulle spalle pronti a consegnare piatti pronti a chi, come me, non ha voglia di cucinare, a chi sta a casa sua al caldo ad aspettare la cena pronta, a chi poi si lamenta perché ha aspettato 5 minuti in più. A chi si innervosisce perché chi te lo consegna non parla italiano. Chissà, magari anche lui, oltre ad avere una borsa quadrata, ha una moglie e un figlio. Chissà cosa gli racconta…

Chi sono gli sfruttati di oggi? E che faccia avranno i porci padroni?

Molte delle persone che erano con me lupetti e coccinelle oggi votano lega e strizzano l’occhio a ricordi di un passato fascista che non hanno conosciuto in prima persona e che forse nella loro mente è stato un passato glorioso. Sono quelli che oggi si sentono traditi dalla sinistra, che si percepiscono sfruttati e defraudati di qualcosa. E mi chiedo che cosa la Lega stia facendo per loro, per difendere i loro diritti, il loro lavoro e la loro libertà. Che cosa sta facendo la Lega per me, per migliorare le mie condizioni contrattuali, per migliorare la vita dei miei figli e per garantire loro un futuro sereno. Veramente negare diritti a delle persone ne garantisce di più a me? O semplicemente, negare diritti a qualcuno serve solo ad arricchire i porci padroni? Il dubbio che mi viene è che gli operai di un tempo vogliano oggi essere i nuovi padroni che ridono sul portone, senza rendersi conto che non sono altro che crumiri che fanno sempre più arricchire il vero padrone, pronti a muoversi a un suo cenno, risparmandogli pure la fatica di stare sul portone.

Agli scout cantavamo anche “Stalingrado“, ma questa è un’altra storia. O no?