Come bottiglie di coca cola

Riassumendo: non possono andare ai concerti, non possono andare a ballare, non possono pogare, non possono viaggiare, non possono giocare a calcetto o a basket con gli amici, non possono fare le feste, non possono suonare e non possono cantare in gruppo, non possono chiacchierare con una birra in mano, non possono fare l’intervallo in corridoio, vengono registrati ogni volta che vanno in bagno, meglio se non prendono i mezzi pubblici, che usino sempre la bici, non possono baciarsi, abbracciarsi, darsi il cinque. Niente feste dei 18 anni, niente gite scolastiche, uscite didattiche, laboratori. Spazi di aggregazione chiusi, gruppi consentiti solo se organizzati, distanziati, con autocertificazione e adesione al protocollo. Sono sempre coperti da una mascherina, che, per carità, alcune sono fighissime e qualche volta vanno anche bene per coprire l’acne, ma toglie il gusto e la soddisfazione di truccarsi, di sentirsi belli, di riconoscersi. Basta un compagno di classe positivo e vengono rinchiusi in casa per 14 giorni, mentre i loro genitori, giustamente, continuano a lavorare, a usare i mezzi pubblici, a fare la spesa. Stanno a casa loro per far uscire noi. Tutto giusto, ovviamente, meglio che andare in guerra. Eppure sono visti loro come “gli untori”, gli irresponsabili, gli “egoisti”. Mi sorprende chi si sorprende che siano aumentati i casi di  vandalismo, di delinquenza. Il problema c’era già con i ragazzi, ed era in crescita: abbandonati, annoiati, senza progetti seri e fantasiosi che li riguardassero, solo con divieti che a una certa età (ma forse a tutte le età) non sono altro che un invito a violarli. 

Due anni per noi vecchi non sono nulla, ma sono un’eternità se hai dai 13 ai 20 anni. Chiudete gli occhi e ripensate a voi stessi a quell’età. Ma non la ricordate quella sensazione di claustrofobia quando stavate in casa? Non ricordate la rabbia, l’insofferenza? Non aspettavate con ansia l’uscita con gli amici, che comunque arrivava ogni venerdì e sabato sera? Non cominciavate a progettare il vostro viaggio estivo a ottobre? Non spulciavate le riviste per essere aggiornati sui prossimi concerti? Quando avete conosciuto i vostri più cari amici? Sì, quelli che vi sono durati una vita e durano tutt’ora? Dove li avete conosciuti? Come li avete conosciuti? Che cosa avete fatto insieme che vi ha reso così amici? È vero, hanno strumenti che noi non avevamo e li sanno usare molto meglio di noi. Comunicano, si innamorano, si vedono, guardano film, concerti, ascoltano musica, ma fanno tutto chiusi nella loro stanza e noi, anche sembra una follia anche solo pensarlo, adesso siamo sereni e sollevati se li sappiamo chiusi lì dentro.

Quando avremo finito di agitare e sconquassare tutte queste giovani bottiglie di coca-cola, aspettiamoci il botto. Ma vi prego, quando sarà, perché è una certezza che avverrà, non siatene sorpresi. 

Sarà l’autunno

Sarà l’autunno, sarà l’ansia da pandemia, sarà che ho ricominciato a lavorare tanto, sarà che quando cerco foto o lavoro sugli impaginati posso anche ascoltare la musica, sarà la malinconia che mi hanno regalato i miei cinquant’anni, sarà che ho figli di diciassette, diciotto e quasi tredici anni… sarà colpa di Spotify che ogni tanto azzecca il tuo stato d’animo… fatto sta che qualche giorno fa sono entrati nelle mie orecchie i Kodaline, gruppo irlandese di cui ignoravo l’esistenza. Ed è arrivata una canzone, “High hopes”. Il video ha come protagonista un attore attempato ma strafigo, e nemmeno lei è giovanissima, ma bellissima. Il video inizia con un tentativo di suicidio e si conclude con due sanguinanti sull’asfalto, tanto per inquadrare il feeling… comunque, sarà che mi ha dato sollievo vedere una storia d’amore che non ha come protagonisti sgallettati che ormai guardo solo con sguardo materno, ma erano anni che non ascoltavo una canzone a ripetizione, senza riuscire smettere. La musica si è rimpossessata di me. Non so se a voi succede, ma certe volte mi entra proprio nella pelle, nel cervello, batte proprio come il cuore. Saranno gli accordi in minore, sarà il basso, sarà la ballata, ma tutto quello che vorrei è sapere bene l’inglese per cantarla a squarciagola, su una spiaggia, in montagna, davanti a un fuoco, con qualcuno che la canti con me con lo stesso entusiasmo.

Sarà un lungo inverno, ci sarà bisogno di un sacco di musica.