Tetris

E rieccoci. Puntuale è tornata. L’ansia. È qui con me e visto che non se ne vuole andare e io di conseguenza non riesco a dormire, ve la descriverò.

L’ansia si posiziona generalmente tra l’ombelico e lo sterno. Sta lì, preme un po’ sullo stomaco, un po’ sull’intestino, un po’ sul cuore e un po’ sui polmoni. È direttamente collegata al cervello che a seconda dei pensieri che fa, invia delle scariche elettriche e lei, l’ansia, come reazione, sobbalza colpendo come una pallina del flipper prima il cuore, poi lo stomaco, poi i polmoni per ricadere infine sull’intestino.

Il risultato è il cuore che va a mille, il respiro che si affanna, lo stomaco si contrae e infine senti una fitta al basso ventre.

Di solito l’ansia arriva quando devo prendere delle decisioni, quando mi sento vittima inerme di un’ingiustizia, quando comincio a fare il punto della situazione del lavoro, quando non sto bene.

I pensieri che possono scatenare tutto questo sono i più disparati: le date di consegna dei lavoro, la scuola dei ragazzi, qualche cosa che si è rotto in casa e che necessita un tecnico, le urla della vicina, qualcosa che ho detto o che ho fatto che sarebbe stato meglio di no, quand’è che ho fatto l’ultima volta gli esami del sangue?

Quando parte l’ansia ormai la riconosco, e mi viene il nervoso perché so che è del tutto inutile di notte, perché tanto non posso farci niente, perché so che domani mattina rivedrò tutto dalla giusta distanza.

E così comincio a cercare di controllare il respiro, penso a cosa succederebbe se dovesse andare tutto nel peggiore dei modi, se le conseguenze sarebbero sopportabili. La risposta è sorprendentemente sempre “sì”. Sopravviverò!

Me lo ripeto come un mantra.

Poi vado a fare la pipì, prendo il telefono e gioco a tetris. Fisso le forme che si incastrano perfettamente e il cervello si spegne. Altro che ansiolitici.

Andrà tutto per il verso giusto è tutto si incastrerà alla perfezione.

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Tra l’ansia e la Grecia

Per le persone ansiose le vacanze non sono mai sinonimo di “riposo”. La persona ansiosa la riconosci perché è quella il cui più grande desiderio prima di partire, è quello di tornare. Le persone ansiose, mentre aspettano di salire su un traghetto, guardano con invidia quelle che scendono già abbronzate, rilassate, con quell’andatura “take it easy” e in cuor loro dicono una piccola preghiera affinché la nave non affondi, non gli venga rubato nulla, non perdano nulla, nessuno si faccia male, non succeda nulla alla casa rimasta al caldo, che i posti prenotati siano effettivamente prenotati, che siano decenti… insomma, qualsiasi cosa affinché tra una decina di giorni anche loro possano scendere da questa benedetta nave abbronzati, rilassati, “take it easy”.

Le persone ansiose mentre aspettano di salire sulla nave pensano se hanno chiuso la casa, se hanno chiuso bene i rubinetti. Che forse era meglio chiuderla proprio l’acqua, ma forse no visto che la signora andrà a pulire e forse era più rischioso lasciare a lei il compito di aprire e chiudere. Il ferro l’ho staccato, ne sono certa. Chissà se ho preso tutte le bozze che mi servono per lavorare. Va be, senza computer combino poco… quando torno dovrò correre… avrò messo tutto nella valigia? Sicuramente qualcosa lo avrò dimenticato. Ma perché accetto sempre queste vacanze itineranti? Ma non si può andare in un solo posto, magari con cena, pranzo e colazione incluso, di quelli che ti recuperano all’aeroporto con il cartello e poi puoi buttare il cervello nel primo cestino? Perché mi ostino a far credere che anche secondo me le vacanze un po’ randagie sono le più belle. Forse in effetti era meglio andare in aereo. Ma forse no: almeno ho potuto portare più roba. Oddio forse ho dimenticato qualcosa, ma non mi viene in mente cosa…Insomma, Io sono una persona ansiosa!

Quest’anno pensavo di stare meglio, mi sembrava di aver scampato l’ansia da partenza, mi sentivo così tranquilla, serena. Andiamo in Grecia. Cazzarola vanno tutti in Grecia, posso farcela anche io… è vero, ci vado con trent’anni di ritardo perché in Grecia si va a 18 anni con gli amici, ma pazienza. E poi se ci vanno i diciottenni, posso farcela anche io. Dai, l’anno scorso ho sbarellato prima di partire, ma andavo in Africa! Quest’anno ero rilassata, lo giuro. Anche se l’anno scorso mentre eravamo via la casa ci si è allagata. Nonostante il parquettista si sia palesato dopo un anno (si, perché noi ansiosi tendiamo a rimandare quello che ci mette ansia), esattamente quattro giorni prima della partenza e che dopo aver sollevato il pavimento di mezza camera, abbia sentenziato “ancora umido, torno a settembre”. È così le valige sono state fatte facendo lo slalom tra i mobili della camera spostati in sala, saltando i punti dove il pavimento è stato tolto, circumnavigando il tavolo del soggiorno diventato momentaneamente il mio tavolo di lavoro con bozze ovunque. Ero rilassata nonostante la settimana più calda nella storia di Milano. Nonostante tre figli in casa accaldati che pur di aver un po’ di fresco del condizionatore stanziavano in soggiorno, tra i mobili della camera ammassati, le mie bozze e me che cerco di lavorare per consegnare le ultime cose prima della partenza. Credevo di essere tranquilla, finché decido che se voglio raggiungere il bagno senza rompermi una gamba qualcosa deve andare in cantina. E così organizzo una spedizione con figli maschi appresso. Già sul pianerottolo la mia sanità mentale vacilla: lo sbalzo di temperatura manda in pappa il cervello dei minori e già entrare nell’ascensore in tre con due scatoloni pesanti diventa un’impresa. Anche perché la giovane prole sentenzia che gli scatoloni sono troppo pesanti e che quindi devo portarmeli io. Ho troppo caldo per chiedermi a questo punto perché me li sto portando dietro ma in qualche modo raggiungiamo la cantina. Ormai sudata e innervosita, capisco che sto per cedere quando percepisco che la mia voce sta diventando sempre più stridula. Ma è lo sforzo per mettere uno scatolone ultrapesante nello scaffale più alto a sentenziare il tracollo. Perché nello scaffale più basso, quello più comodo per infilare lo scatolone, c’è la canoa, quella gonfiabile, quella che poi avrebbe occupato mezzo bagagliaio, quella per cui devo pensare bene a cosa portare perché “tutto non ci sta”, quella che io non uso perché non so notare. Ed è quando finalmente riesco a sollevare lo scatolone in alto rendendomi drammaticamente conto che non ci sta, che cedo. E dopo aver insultato i miei figli che assistono alla scena con quello sguardo che solo l’adolescenza e i 40 gradi riescono a creare, me ne esco con un solenne “ma va a fan culo voi, ‘ste ferie e sta canoa di merda”. E mentre mi lascio andare ad altre espressioni colorite, dando libero sfogo a quell’ansia che c’era e che c’è sempre stata, si palesa dal nulla il vicino di casa con il figlio. Tranquilli, rilassati, freschi. Il padre ordina al figlio di andare a prendere l’altra scatola che ho lasciato sulle scale per aiutarmi, il giovane solerte ubbidisce, e la porta giù senza il minimo sforzo e il minimo lamento, mentre i miei di figli rimangono schiacciati nella cantina guardando con indifferenza la scena e continuando a farsi i dispetti. A quel punto il vicino se ne esce con un “allora, quando partite? Dai coraggio, manca poco..” E io capisco che mi sta prendendo per il culo.

Quindi adesso sono qui, davanti a una nave che vorrei non affondasse, sperando che l’appartamento affittato a Atene non sia di proprietà di jack lo squartatore e che l’isola dove andremo non sia il rifugio di hippy nudisti ultimi sostenitori del sesso libero in spiaggia. Poi arriveranno gli amici e il viaggio continuerà con loro, e spero che per allora la Grecia faccia il suo miracolo e si porti via quest’ansia di merda.

Buone vacanze a tutti.

Ps: Dicono di non dire mai su internet quando si è via, per cui adesso ho l’ansia. Volevo quindi avvisare i ladri che a casa mia ci sarà sempre qualcuno ma soprattutto che è pericoloso entrarci, si rischia di farsi del male e comunque non c’è una mazza da rubare…

Saper nuotare

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Era un po’ che era sparita, poi è bastato una piccola perdita d’acqua dalla cassetta del water ed è tornata in tutto il suo splendore: l’ansia. A me arriva sempre così, con la famosa “goccia che fa traboccare il vaso”. Incasso bene le scadenze lavorative, le cresime, le gare sportive, l’organizzazione di feste scolastiche, impegni familiari, ma basta che ci sia un problema che coinvolga un idraulico e lei viene fuori e coinvolge a quel punto tutti gli ambiti della mia vita. Quindi oggi sono in ansia per l’idraulico, il lavoro, la festa della scuola, la cena con parenti, la partita di domenica, la gara di sabato prossimo, i centri estivi, l’organizzazione delle vacanze ecc…

L’ansia è quella cosa che mi toglie il respiro e mi fa accelerare il battito cardiaco. Provo una sensazione come di affogare, e tutto quello che vorrei è che qualcuno mi lanciasse un salvagente a cui aggrapparmi, o meglio ancora, che mi facesse salire su una barca e mi dicesse “no problem, ci penso io”. Per fortuna spesso questo accade veramente: quando chiamo “aiuto” il più delle volte arriva.

Ma purtroppo io lo so, perché ci sono già passata mille volte, che l’unica soluzione nella maggioranza dei casi è nuotare.

Per stare a galla bisogna essere rilassati, respirare regolarmente, farsi sostenere dall’acqua muovendosi anche piano ma con ritmo assecondando il principio di Archimede. Bisogna fidarsi del fatto che l’acqua ti sostiene, puntare la riva, valutare la distanza e nuotare calibrando le energie, senza fretta, godendosi l’attraversata. Quando vedi la Pellegrini in acqua sembra la cosa più semplice e naturale del mondo.

Il mio problema però è questo: anche se la teoria la conosco benissimo, io non so nuotare…

2:41

Ecco, ci risiamo. Sono qui in ‘sto letto e sono sveglissima. Allungo la mano e afferro il cellulare sul comodino: 2 e 41.

Perché cavolo mi sono svegliata! Stavo facendo un bellissimo sogno. Ero alla presentazione di un libro e stavo chiacchierando amabilmente con Mario Calabresi. La location era un po’ strana, una chiesa. Eravamo in una decina intorno a un tavolo coperto da una tovaglia rossa.

Provo a richiudere gli occhi sforzandomi di riportare la mente al sogno, ma niente da fare. Più passano i minuti più la memoria del sogno svanisce e comincio a non ricordare più quale libro si stesse presentando, chi c’era intorno al tavolo, di cosa stavamo parlando.

Accidenti… sono sveglissima! E adesso che faccio?

Potrei giochicchiare con l’ipad o riprendere in mano il libro giallo che stavo leggendo ieri sera e che ho lanciato sotto il comodino quando sono crollata.

Scarto entrambe le soluzioni e rimango al buio con i pensieri nel cervello che cominciano a fare festa. Ecco, lo sento, adesso parte quel flusso di coscienza che non sono in grado di gestire. Ed infatti è ciò che avviene puntualmente.

Tutto parte da Mario Calabresi: abbiamo la stessa età, cresciuti nella stessa città, e credo di non avere bisogno di tutti i 6 gradi di separazione per trovare conoscenze che mi portino a lui. Con la differenza che lui è il direttore della Stampa, uno dei pochi quotidiani che è ancora un piacere leggere, ha scritto 3 libri che ovviamente ho letto, è stato corrispondente da New York. Io una redattrice freelance di libri per le elementari. Lui ha avuto una vita particolare, iniziata tutta in salita, ma è riuscito ad andare ovunque con la sua voce pacata e la sua capacità di narrazione, vincendo rancori, rabbia e pregiudizi. Propri e altrui. Io… bè, io… boh… forse sembro più giovane di lui…

Chissà, se avessi fatto anche io la scuola di giornalismo, se fossi stata più ambiziosa, se avessi creduto di più nelle mie capacità.

Ed eccoci, con i pensieri della mezza età… Se, se, se… Ma che palle… È andata così, mi va bene così, perché continuano a tornare ‘sti pensieri del cavolo? Se non ho fatto la scuola di giornalismo è perché non volevo farla: anna cara, ti ci vedi a cercare notizie e scoop? Inoltre sei una donna, avresti dovuto sgomitare di più. E poi, proprio tu, che ti vergogni a chiedere ai negozianti premi per la lotteria della festa della scuola? Suvvia, siamo seri… Cazzarola, la festa della scuola! Devo preparare lo schema riassuntivo di tutto quello che ci siamo detti con i quattro gatti lo scorso incontro! Devo proprio farlo, almeno per quei pochi che hanno ancora voglia un po’ di sbattersi. Scuola… AHHHH!!! Non ho firmato le verifiche del terzogenito, me lo devo assolutamente ricordare domattina altrimenti con la maestra faccio l’ulteriore figura della pessima madre. Ecco, pessima madre dai sogni di gloria, domani si ricomincia a lavorare sul serio: ti prendi i materiali che ti hanno passato e cominci a metterci la testa altrimenti poi ti ritrovi a fare tutto di corsa… Ma avrò fatto bene a dire di sì? Lo so, è l’ennesima sola, ma a questo punto credo di essermi scelta un lavoro che è un po’ tutto una sola… Si guadagna poco, si lavora un casino, ci si fa un sacco di seghe mentali e quando l’ansia aumenta tutti a urlarti dietro. E c’è sempre il refuso bastardo che si intrufola a rimettere in discussione la tua capacità e la tua professionalità. Bè dai, almeno non ti sei mai pentita del telegramma mandato quasi vent’anni fa al provveditorato in cui dichiaravi di rinunciare all’immissione in ruolo come docente nelle scuole primarie dello Stato.

Un tonfo. Qualcuno si è girato nel letto e deve aver preso una testata. Silenzio. Bene, hanno ancora la testa dura.

Dove eravamo rimasti? Ah sì, il lavoro. Ecco, io di rimpianti lavorativi, almeno quelli, non ne ho… finora… vedremo come sarò messa a settant’anni senza una pensione che possa chiamarsi tale… E se mi ammalo? Che mese siamo? Marzo? Devo assolutamente farmi fare le impegnative per mammografia, ecografia, esami del sangue. Avevano detto controllo dopo un anno: signora sa com’è… superati i quaranta… con precedenti in famiglia… magari ci mettiamo anche l’esame delle feci? Per la colonscopia c’è tempo, aspettiamo dopo i 45… Ma mi stava forse prendendo per il “culo”? A luglio sono 45! Mancano solo 4 miseri mesi!

Ed è un attimo. Eccola, sta arrivando: sento il cuore precipitare e poi risalire velocemente battendo all’impazzata. Dallo stomaco sento che sale, sale, sale e finalmente è qui! Benvenuta anche stanotte ansia!

Facciamo così, mi alzo, faccio la pipì, bevo un bicchiere d’acqua e tu vedi di tornare da dove sei venuta, ok?

Ora il cellulare segna le 3.05. Se chiudo gli occhi forte forte magari al posto di Mario Calabresi mi sogno di stare al mare, al caldo, in vacanza. Adesso ci provo…