Portatori sani di bellezza

In questi giorni non si fa che parlare della musica che ascoltano i ragazzini, della trap, di quello che dicono, degli strani personaggi che la cantano.

La domanda che mi faccio io è perché ai ragazzini piaccia quel tipo di musica, perché ci si ritrovino, perché certi testi abbiano tutto questo successo.

Credo che la musica sia solo uno specchio dei tempi, che sia il frutto e non il seme di un certo modo di pensare. Credo che la musica racconti il mondo che c’è e, sebbene ogni tanto si possa pensare che la musica sia “educativa”, io credo che sia soprattutto “narrativa”.

I testi delle canzoni trap parlano di soldi, danno un’immagine della donna sottomessa all’uomo ma esaltano le mamme, nascono dalle periferie povere e disagiate ma dilagano tra i ragazzini di famiglie benestanti. Parlano di alcol, canne e droga come un modo per stare bene, dei vestiti di marca come rivalsa sociale e sono farcite di parolacce e bruttezza. Essere tamarri, trash, ignoranti, arrabbiati e alterati è diventato un must.

Perché dei tredicenni amano questi temi, perché sono affascinati dalla bruttezza, dalla rabbia e dalla volgarità?

Mi sorge il dubbio che si sentano schiacciati, oppressi da un mondo che parla solo di soldi, di un mondo dove la vita del prossimo non ha valore, dove tutti sono arrabbiati perché si sentono costantemente defraudati di qualcosa cui ritengono di avere diritto e chissenefrega degli altri. E quindi comincino a pensare che anche la loro, di vita, in fondo non abbia valore, cha anche loro non hanno niente, che non valgono niente. Quindi tanto vale cercare di stare bene adesso, in questo momento, cercando di anestetizzare le proprie sofferenze con un po’ di fumo o di vodka, circondati da amici, dalla propria gang che diventa famiglia. Godere di una felpa, di un paio di scarpe, dell’apprezzamento per il proprio aspetto fisico.

Chi la dice più grossa ottiene attenzione. Chi fa casino ottiene attenzione. Chi più si mostra ottiene attenzione.

Quale spazio c’è per i ragazzini oggi? Sono in minoranza rispetto ai vecchi, non votano, la politica li ignora e loro ignorano la politica. Non hanno posti dove stare, hanno una scuola fatiscente con insegnanti spesso frustrati e scontenti, preoccupati più per il loro stipendio e le proprie condizioni di lavoro, piuttosto che del loro ruolo di educatori. Hanno genitori indaffarati ed eternamente preoccupati, che da adolescenti sono cresciuti tra paninari e tette del Drive in, frustrati anche loro, alla continua ricerca di apprezzamento e soddisfazioni sul lavoro e nella vita affettiva, costantemente arrabbiati, che utilizzano i social in modo maldestro e inopportuno, che riversano su questi adolescenti tutte le loro aspettative, e inculcano loro l’idea che per sopravvivere devi essere sempre vincente. Devi andare bene nello sport, devi andare bene a scuola, devi avere un sacco di amici, devi essere bello, devi piacere. E quando a tredici anni capisci che tutto non si può, che la scuola può essere faticosa perché ci sarà sempre qualcuno più bravo di te, che anche se sei intelligente, forse non è così facile come pensavi, che se vuoi una gang devi sottometterti alle sue regole, che anche lo sport, che fino a 12 anni è per tutti, dai 13 diventa solo per pochi, per quelli più portati o solo più “cattivi”. E quando il mondo dell’infanzia ti si sgretola sotto i piedi, quando arrivano le prime facciate, i primi veri insuccessi, le prime vere delusioni che bruciano e che sai ti bruceranno per tutto il resto della vita, ecco che arriva qualcuno che ti dice che dei tuoi genitori te ne puoi anche fottere, che della scuola puoi fottertene, che per piacere basta una felpa da 200 euro, che se ti metti su instagram nella giusta posizione mostrando le mutande e facce ammiccanti anche tu puoi essere bello o bella e puoi piacere. Nel senso che ti mettono tanti “like”.

E quindi la trap diventa una ventata di sollievo. Perché se uno sfigato, brutto e volgare è riuscito a fare un sacco di soldi apparentemente senza fatica, posso farcela anche io. E se non ce la faccio, posso sempre far finta di farcela.

Temo che finché in giro non tornerà ad esserci bellezza, gentilezza, compassione e solidarietà, la musica non potrà cambiare.

Ma sono fiduciosa. Perché di adolescenti ormai ne conosco parecchi e so che sono tutti portatori sani di bellezza, anche i più devastati, anche quelli che sembrano persi. Si dovranno salvare da soli, perché è evidente che gli adulti non sono in grado di salvare nemmeno se stessi, e so che lo faranno, come hanno fatto tutti gli adolescenti che li hanno preceduti. Spero che il prezzo da pagare per loro non sia troppo alto.

Annunci

Visioni

Ogni tanto faccio pensieri strani, mi immagino cose.

Ieri sera nel dormiveglia, mentre cercavo di prendere sonno, ho avuto una visione.

Ero a un comizio della Lega. No, non quella di adesso, quella di Salvini… Sembrava più quella delle origini, quella di Bossi, del Roma ladrona, della Sicilia tutta mafia e di Napoli puzzona. Però eravamo ai giorni nostri. Direi forse nel futuro rispetto ad oggi.

La gente era furibonda. Tutti bresciani, vicentini, friulani…

Io ero con loro, e nelle mie vene scorreva più che mai il mio sangue lombardo-veneto.

Si contestava Salvini con molto trasporto. Probabilmente il reddito di cittadinanza e il decreto sicurezza erano già a regime.

La protesta era accesa. Salvini sul palco sudava nella sua felpa con scritto a caratteri cubitali “Napoli”.

Ad un certo punto è salito sul palco un allevatore del mantovano. Con il decreto sicurezza tutti i suoi lavoratori asiatici non avevano visto rinnovato il loro permesso di soggiorno e così se ne erano andati a lavorare in Germania. Aveva perciò cercato altra gente nei centri dell’impiego, ma questi erano tutti meridionali, nessuno disposto a trasferirsi al nord per una paga di poco superiore al reddito di cittadinanza per fare un lavoro di merda. Così si era visto costretto a mandare al macello più capi del previsto, ma era stato divorato economicamente dalle tasse perché non aveva più diritto alle sovvenzioni della comunità europea, tagliate drasticamente dopo lo scontro acceso con il governo italiano. Non avendo ancora compiuto 63 anni, non era rientrato nel gruppo che per tre anni era potuto andare in pensione con quota 100, e raccontava che doveva pagare la scuola privata ai figli perché la scuola statale del suo paese era crollata, le insegnanti da quel giorno erano in sciopero e i ragazzi erano a casa.

E così urlava, urlava. Denunciando un’infiltrazione camorristica senza precedenti nelle sue terre, che gestiva il lavoro nero dei clandestini, dei centri dell’impiego e delle commesse edilizie.

Salvini ascoltava e sudava nella sua felpa, ma sorrideva. Lo lasciò parlare e poi con calma prese il microfono e disse con perfetto accento napoletano: “Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna. E comunque la colpa sta tutta al piddì”.

Mi sono addormentata di buon umore.

Cari amici leghisti

Cari amici leghisti, io proprio non vi capisco.

Possibile che voi siate così fedeli al vostro capitano al punto di perdonargli qualsiasi cosa? Veramente per voi non è un problema il fatto che la lega sia un partito dove il dissenso praticamente non esista? Veramente pensate che essere “italiani” sia sufficiente per fare di voi delle brave persone? Veramente ritenete che i vostri diritti siano più importanti di quelli degli altri? Perché?

Veramente siete disposti a fare di tutto per non vedere per strada qualche ragazzo africano? Veramente per voi il problema è quello? Adesso che la gente ha ricominciato a morire in mare, vi sentite veramente meglio? Sfogare la vostra rabbia e le vostre frustrazioni su gente che non conoscete, è così salutare per voi? Ma non siete stanchi di essere incazzati con il mondo? Non siete stanchi di chi alimenta questa vostra rabbia? Non vi siete proprio mai chiesti perché lo faccia? Veramente pensate che lo faccia per voi? Ma avete capito che la pace fiscale tutelerà soprattutto chi ha molto rubato, chi ha interessi mafiosi? I 5 stelle sono degli incapaci, Di Maio ha fatto una figura barbina, ma avete capito quello che ha detto? Avete capito che lui per primo si è reso conto che gli ultimi provvedimenti andranno a favorire i capitali mafiosi? Ma non vi siete chiesti perché invece per la lega è tutto apposto? Ma possibile che non vi facciate mai domande, e che le uniche che vi fate siano quelle che vi mette in bocca il vostro capitano a suon di tweet? E voi elettori 5 stelle, possibile che tacciate di fronte a ogni nefandezza venga fatta nei confronti di gente debole e nei confronti di chi vorrebbe solo aiutare il prossimo, e vi muovete solo quando si parla di soldi? Ma veramente siete convinti che li vedrete voi quei soldi? Veramente avete fiducia nei ministri che stanno gestendo problemi complessi solo con pagine facebook e annunci ad effetto che ad oggi non hanno trovato seguito?

Voi anziani che votate lega, veramente ritenete che sia più importante tutelare i pochi anni che vi restano da vivere a scapito del futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti? Voi, che avete esperienza, non siete consapevoli che un bambino discriminato, emarginato oggi, un domani sarà un adulto arrabbiato e disposto a tutto? Voi nonni, quando andate a prendere i vostri nipoti a scuola e all’asilo, possibile che non vediate che per i bambini il colore di pelle e l’estrazione sociale, non conta un cazzo ma che siete voi a instillare nelle loro menti che un bambino valga più di un altro? Veramente i vostri nipoti hanno sempre ragione? Veramente sono così indifesi? Ma non vi sentite in colpa a fare dei vostri nipoti degli egoisti cattivi? Perché volete vendicarvi sugli altri per le frustrazioni che avete avuto in vita vostra?

Veramente c’è gente della mia età che in nome del risotto giallo, sostiene chi ritiene giusto far morire gente in mare? Veramente ritenete che i rom siano il flagello dell’Italia?

Ma non vi sentite mai un po’ strumentalizzati in favore di chi ha un sacco di soldi e fa di tutto per averne di più? Siete veramente convinti che la lega stia portando avanti una politica che faccia i vostri interessi? Ogni volta che la libertà, ma anche solo la dignità di qualcuno viene calpestata, non vi sorge il dubbio che un giorno potrebbe essere la vostra di dignità ad essere ignorata e calpestata?

Voi madri e padri che spendete un sacco di soldi per far studiare i vostri i figli, per fargli imparare lingue perché un giorno possano andare in altri paesi a cercare fortuna e riconoscimenti, perché non riuscite a mettervi nei panni di chi fa la stessa cosa in Africa, in Asia, in sud America con gli strumenti che ha?

Perché con la stessa veemenza non chiedete a gran voce che chi arriva qui possa essere in grado di lavorare dignitosamente anziché rinchiuderlo in una vita si espedienti e degrado? È così complesso comprendere che degrado porta solo degrado? Se accetto con disinvoltura che ci sia della gente senza diritti sfruttata a tre euro all’ora, veramente pensate che poi io possa chiedere di essere pagata il giusto per il mio lavoro? Ma non vi siete chiesti perché sia stato così attaccato chi dava dignità a questi lavoratori, e invece nulla venga fatto nei confronti di chi li sfrutta? Perché Riace sì e Rosarno no?

Veramente, io non vi capisco. Anche perché alcuni di voi io li conosco, e so che sono persone generose, spesso con un passato e qualche volta anche con un presente difficile, e mi fa incazzare vedere la vostra buona fede strumentalizzata, mi fa incazzare vedere la vostra pietà riversarsi solo su cani e gatti perché qualcuno vi ha convinto che solo loro sono degni di riceverla. Mi fa incazzare chi continua a dirigere il vostro sgurdo solo su voi stessi, privandovi così della bellezza del mondo, delle persone, e delle diversità. Vi stanno offrendo una visione del mondo grigia, e voi, noi, io, ci meritiamo il sole.

 

Vacanze finite

È stata un’estate strana, faticosa. La testa e il cuore sono rimasti a Milano, sperando in buone notizie che non sono arrivate.

Le notizie lette di fronte al mare riportavano continuamente in Italia.

Viaggiare in Croazia, fare un salto in Bosnia, vedere ancora dopo più di vent’anni i segni di una guerra che ti ha accompagnato nei telegiornali dei tuoi vent’anni, il ponte di Mostar. Ma contemporaneamente leggere del ponte di Genova, della follia di tenere persone segregate su una nave come ostaggi per ottenere qualcosa perché si è incapaci di fare politica, usare e umiliare gli ultimi per farsi forti, facendo solo la figura dei pirla. Sentire espressioni che sembrano citazioni dei film dell’istituto Luce di 80 anni fa e non poter credere che stia veramente accadendo tutto questo.

Lo squallore delle dichiarazioni di una propaganda che non si ferma ma che anzi, riprende vigore difronte a una tragedia immensa, l’incapacità del silenzio e del rispetto, del lavoro serio e intelligente, a Genova come a Catania.

Ci aspetta un autunno difficile, lo sai e ti fa paura. Ti sei scoperta circondata da gente cattiva, che schiuma rabbia e stronzaggine, incapace di pietà ed empatia. Ma allo stesso tempo vedere che c’è anche tanta gente che non ci sta, che a tutto c’è un limite e che il limite lo si sta superando. Perché chi semina vento di solito raccoglie tempesta.

Poi però arrivi a casa dopo 12 ore di macchina, un traghetto, due frontiere, un numero imprecisato di nubifragi, autogrill squallidi, code lunghe per poter fare pipì in cessi puzzolenti, un macdonald affollato… e lui ti guarda e dice “mamma, è stato un viaggio bellissimo”.

E tu quasi ti commuovi.

E sì, è stato un viaggio bellissimo.

Buona notte. Andrà tutto bene.

Radical chic

Io e Matteo Salvini abbiamo molte cose in comune. È difficile per me ammetterlo ma è così. Non so in quale quartiere lui sia cresciuto, non sono ancora riuscita a scoprirlo, ma da quello che ho letto, immagino che lui provenga da una famiglia di classe sociale media, che sia cresciuto in un bel quartiere ma non certo di lusso, e che nella sua infanzia abbia pensato di essere ricco. Che poi al liceo, al Leoncavallo, in università abbia conosciuto i veri ricchi, si sia sentito escluso, ed eccolo qui: l’odio per i radical chic. I radical chic a Milano sono quelli ricchi ma che vanno in giro con maglioni bucati di cachemire, che frequentano posti di sinistra ma che gli unici operai che conoscono sono quelli che hanno ristrutturato il loro attico in centro, che hanno la donna di servizio 24 ore al giorno ma a cui sono “affezionatissimi”, che amano le cose usate a patto che siano vintage, detestano i centri commerciali e, fondamentalmente, la gente comune. Per intenderci: la val d’Aosta e la Toscana sono radical chic, il Trentino e la Romagna no. Andare in barca a vela è radical chic, il motoscafo no.

I radical chic hanno marche così esclusive che la gente normale non le conosce neppure, perché a loro “non interessa il marchio, ma la qualità” e si sa… la qualità costa… oppure hanno cose pagate tre lire su una bancarella a Bali, o nel negozietto carino carino di Berlino o Parigi. Da ragazzi hanno guadagnato i primi soldi raccogliendo frutta, facendo i camerieri, ma appena laureati hanno subito trovato lavoro nello studio dell’amico del papà.

Ecco, io so chi sono i radical chic.

Quindi capite la mia incazzatura quando mi sento dare della radical chic solo perché inorridisco di fronte a una classificazione delle persone, perché provo orrore difronte al cinismo con cui ci si accanisce contro della povera gente che muore. Quando mi scandalizzo di fronte alla strumentalizzazione della sofferenza della gente per fini politici. E in questo mi riferisco alla sofferenza della gente come me, che vede giorno per giorno andare in frantumi l’illusione di benessere che ci è stata regalata dai nostri genitori, vedendo il nostro lavoro sottopagato, ipertassato in cambio di servizi scadenti.

E mi fa incazzare questo qui, salito al potere con la bava alla bocca grazie a una manciata di voti e a un accordo infame fatto con degli incapaci. Mi fa incazzare perché è un frustrato, uno che avrebbe voluto essere un radical chic ma che presumibilmente non è stato accettato. Allora si è trovato una folla di gente stanca e frustrata a cui ha fornito degli esseri più deboli da bullizzare.

Una folla di gente così simile a me. Quella che ha avuto tutto nell’infanzia grazie al lavoro dei propri genitori, ma che nell’adolescenza ha conosciuto chi aveva veramente tutto e si è sentito un po’ come quando scopri che babbo natale non esiste.

Quella classe sociale cresciuta in piccoli appartamenti in periferia, ma che in periferia è sempre stata un po’ quella privilegiata. Quelli come me, che conoscono le case popolari, ma guai a confondersi con quelle.

Siamo un po’ come la borsa imitazione della nay oleari.

E mi fanno incazzare i radical chic che continuano a snobbare la gente dei centri commerciali, quella che guarda Maria De Filippi, che fa le vacanze Romagna.

E mi fanno incazzare quelli di sinistra che hanno regalato questa folla a un omuncolo mediocre che ha fatto della mediocrità una massa crudele anziché una massa sorridente. Una sinistra pavida che sussurra per non esporsi. Vorrei che qualcuno andasse sulle spiagge affollate, nei centri commerciali, a urlare che non è dividendo la gente in buoni o cattivi, bianchi e neri, italiani e non italiani, che riavrete il vostro benessere, che non sarà lasciando morire, rinchiudendo, picchiando e discriminando chi sta peggio di voi che starete meglio. Che non è facendo i cattivi che diventerete più ricchi. Al massimo diventerete sempre più simili ai radical chic. Ovvero degli stronzi.

Detox

Ce ne andremo da qui un giorno. Lasceremo tutto e ci metteremo in viaggio. E saremo sereni, sollevati, leggeri. Non più preoccupazioni, non più invidie, non più rancori. Il mondo sarà un posto bellissimo, pieno di gente che balla, che ride. Conosceremo lingue nuove, nuove usanze. Non ci sarà nemico, non ci sarà prepotente, non ci sarà cinico, non ci sarà cattivo. Ci stringeremo un po’ e ci staremo tutti. Tutti avranno il loro grande amore, tutti saranno baciati da chi vorranno essere baciati. Ci sarà il sole. Un giorno ci stuferemo di essere arrabbiati, pavidi ed egoisti. Ci sdraieremo su un prato, perdoneremo tutto e saremo perdonati. Ritroveremo amici persi, ci riscopriremo più simpatici. I bambini saranno solo bambini, i ragazzi si godranno la loro vita, e noi ci goderemo la nostra maturità, felici di essere consapevoli che maturi non lo saremo mai. Riscopriremo la gentilezza e sarà un sollievo. Saremo felici di quello che abbiamo ma non avremo l’ansia di perderlo.

Tutto questo avverrà, ne sono sicura. Nel frattempo…

boh…

Forse smettere di leggere i commenti sui social mi potrebbe essere d’aiuto…

3959 battute

Ok avete vinto voi.

Alzo le mani e torno a casa mia. Avete ragione voi. Gli stranieri ci stanno invadendo e ci rubano ricchezza e lavoro. Avete ragione voi. I vaccini ci avvelenano (ma non tutti, solo alcuni, però, perdonatemi l’inesattezza, ma non ho capito bene quali…), i francesi sono stronzi ma noi possiamo esserlo di più, i tedeschi si arricchiscono grazie al lavoro dei nostri migranti, Saviano è un camorrista, la Boldrini una poco di buono, Salvini un gran figo molto simpatico, gran comunicatore, e Di Maio un fine economista. Le ong si arricchiscono (anche se non ho ancora capito bene come) raccogliendo ricchi terroristi islamici che fanno finta di non saper nuotare, donne incinte incoscienti che anziché godersi la gravidanza spalmandosi cremine antismagliature, portano loro stesse e i loro bambini sui barconi perché vogliono venire in Italia a spendere 35 euro al giorno nei nostri centri commerciali. Forse qualche disgraziato c’è, ma è disumano permettergli di attraccare in Italia perché verrebbe sfruttano dalle cooperative rosse per cui è meglio che torni il Libia, che sì, forse lì vengono rinchiusi, menati e ammazzati, ma per quello è colpa di Minniti e del suo accordo con la Libia e quindi di Renzi che è la causa di tutti i mali perché Renzi è di destra. Ah, no! Scusate… Renzi è stata la causa di tutti i mali perché è comunista! No, no, giusto, scusate ancora… non è comunista… è democristiano! Che si sa, la democrazia cristiana è il peccato origianale di questa povera Italia.

Comunque, finalmente la sinistra non esiste più, i comunisti non esistono più! Ah no! Pardon… quelli ci sono ancora, eccome se ci sono: sono i buonisti! Ma i comunisti non mangiavano i bambini? Come fanno ad essere buoni? Ah, già giusto, non si chiamano più comunisti, si chiamano “radical chic”! Sono tipo quelli della borghesia milanese cresciuti nel centro di Milano che non sanno come si vive in periferia: hai in mente i ragazzi del liceo classico Manzoni? Quelli del film “gli sdraiati”? Ecco, loro! No, un attimo… forse non sono loro, perché Salvini odia i radical chic ma lui è cresciuto lì, nel centro di Milano, al liceo Manzoni e ne va orgoglioso, come ha scritto qualche giorno fa facendo gli auguri ai maturandi… Boh… forse che siano quelli del Parini?

Ah no, giusto, sono quelli che in casa hanno domestica e autista ma poi mettono la maglietta del Che. Insomma! Un po’ di coerenza! Se hai la domestica e l’autista devi indossare solo camice nere! E devi andare in periferia a dire che i poveracci delle case popolari hanno ragione ad incazzarsi perché il vicino di casa cucina speziato, non tiene pulito, perché il campo rom è proprio accanto a loro… va bè, è nella discarica, ma si sa, loro vivono così perché gli piace, lo sanno tutti che in Romania hanno le ville… Poi vai nella semiperiferia e dì loro che fanno bene a incazzarsi perché vicino a loro ci sono le case popolari, dove ci vive un sacco di brutta gente: tutti drogati e spacciatori. Poi vai dagli industriali e dì loro che lo sai che è faticoso pagare la gente che lavora per loro e mantenere lo yacht, il jet privato, l’assicurazione privata, le scuole private, insomma è tutto così caro, per cui penserai tu alle loro tasse: in fondo loro non usufruiscono dell’assistenza sanitaria nazionale e della scuola statale, per cui è giusto che non paghino per un servizio così scadente. Vedrai, finiti i comizi tutti ti applaudiranno e tu te ne potrai tornare in centro nel tuo bel appartamento con il tuo autista. Gli italiani sono  gente semplice, la convinci con poco: con 140 caratteri alla volta, più volte al giorno.

Per cui sto serena. Grazie al cielo nessuno prenderà sul serio questo post: sono 3959 battute, spazi compresi.

 

Come Pasolini e la Fallaci

Una cena tra amici. Che non sono in realtà propriamente miei amici ma mi piacciono. Un’occasione per me sempre più rara per poter parlare di politica, di fede, di lavoro in un modo non banale. Torno a casa con un sacco di pensieri per la testa.

Penso a quando da ragazzi sognavamo un mondo più giusto per tutti. A come poi è arrivata la vita vera, e ho scoperto che quello che molti sognavano era un mondo più giusto per se stessi. Solo per se stessi.

Ho amici che parlano di tasse come neanche un impiegato delle agenzie delle entrate. Che snocciolano teorie economiche complesse con una capacità di sintesi pazzesca. Al giorno d’oggi il corso di economia su Facebook va per la maggiore. Dopo quello di medicina e di scienze nutrizionali, ovviamente. Anche se riscuote un buon successo anche quello di pedagogia, psicologia e sociologia. La letteratura, la poesia e la filosofia ci sono ma sono state frammentata in aforismi: puoi leggere Nietzsche e Ada negri, ti puoi imbattere anche in Catullo, Sandro Penna, e Pasolini. E l’immancabile Oriana. L’importante è che il verso o la frase non sia più lungo di quattro righe, altrimenti non ci sta tutto nell’anteprima della home. Ma è quanto basta per poter dire “eh, Pasolini era un grande…”, “eh, la Fallaci sì che aveva capito tutto…” Pasolini e la Fallaci… con la stessa scioltezza con cui io passo dalla Nutella al pane e burro e marmellata.

Siamo nell’era della semplificazione. L’autodidatta va per la maggiore. Non c’è più bisogno di maestri: diffida, diffida sempre… della maestra, del professore, del medico, del giornalista, del commercialista… del politico… tutti incompetenti. Non sei ignorante! È il lato oscuro che vuole fartelo credere. Tu hai capito tutto, perché tu sei furbo, sei scaltro. È tutto semplice, sono loro che vogliono farti credere che è complicato. e se c’è qualcosa che non capisci, te lo spiego io, semplice semplice. Fidati di me. Faccio politica, ma tranquillo, non sono un politico. Non ti preoccupare, ti spiego tutto in quattro righe, non di più. Non farai fatica. Ci penso io. La sintesi è: gli altri ti vogliono fregare, ti stanno fregando. Tu affidati totalmente a me. Ti dico io cosa dire, quando dirlo, ti spiego io come gira il mondo, chi sono i cattivi e chi sono i buoni, e qualsiasi cosa succeda non ti preoccupare, hai ragione tu, perché tu ti fidi di me, ed io, si sa, ho sempre ragione. Il dissenso non è contemplato. O dentro o fuori. Il dissenso, le correnti, il dibattito sono da sfigati. Spargi il tuo verbo a casaccio su Facebook, insulta pure chi non la pensa come te, perché, ricorda, tu hai ragione!

Porca miseria… e a me che invece discutere è sempre piaciuto un sacco, dove vado adesso? a me che cambio idea abbastanza facilmente? A me amante del gossip, a me che quattro righe non bastano? A me che l’amicizia tra Pasolini e la Fallaci ha sempre affascinato perché non ho mai capito come potesse esistere ma il solo fatto che esistesse tra due personalità così complesse me li ha sempre fatti stimare un sacco entrambi? A me che di economia non capisco un cazzo, non ho mai capito un cazzo, ma mi piace la storia della gente, mi piacciono le persone, si, anche i rom, anche gli stranieri, come faccio? A me che piace ascoltare chi può insegnarmi qualcosa, che rimango affascinata da chi ha studiato bene bene un argomento specifico e me lo racconta, come faccio? Perché la scuola della strada rende affascinanti, certo, ma io a rimanere zitta e a farmi spiegare la vita da chi ha studiato solo lì proprio non ce la faccio…

Io voglio persone di spessore, persone che mi insegnino qualcosa innanzi tutto con la loro vita, certo, ma voglio fidarmi di chi ha studiato, di chi ha speso tempo ed energie ad approfondire, di chi ha viaggiato. Io non voglio studiare economia, io voglio che mi governi uno che l’abbia studiata. E che sia bravo in quello che fa, anzi bravissimo.

Io voglio che mi governino persone eccezionali, non delle “brave” persone. Voglio che mi governino persone che hanno a cuore le persone, tutte le persone e non solo certe categorie. Che siano capaci di commuoversi difronte alla sofferenza, che sentano la responsabilità di questa sofferenza, a chiunque appartenga. E che sappiano riconoscerla, la vera sofferenza. Che abbiano a cuore il bene comune e non il proprio ego o, peggio ancora, il proprio portafoglio. Che siano capaci di compromesso ma che abbiano idee e principi irrinunciabili. E voglio sapere quali sono, voglio che me li dicano.

E con la testa piena non riesco a dormire…

Va be’, andrò su Wikipedia a cercare notizie su Oriana e PPP, di loro so pochissimo.

Oppure vado un po’ su Facebook a vedere come state…

per dormire c’è tempo.

Il vento delle Cicladi

Sulle Cicladi stanotte soffia un vento fortissimo. E visto che “questo vento agita anche me”, non riesco a dormire. Devo aver mangiato qualcosa che mi ha fatto male perché ho lo stomaco che brucia. Avessi almeno un malox… erano anni che non soffrivo così di bruciore di stomaco… va be, passerà. Ho spento l’aria condizionata e adesso comincio ad avere caldo e a sentire quel bel appiccico tipico delle notti al mare. C’è una finestra che sbatte ma non sembra una delle nostre. In realtà non lo so: siamo entrati in questa casa al tramonto e non ho ancora ben chiaro come è fatta: so solo che il terrazzo è bellissimo e che forse non avrei dovuto lasciare gli asciugami stesi fuori. Chissà se domattina ci saranno ancora… Il tizio dell’appartamento è stato gentile ma adesso avrei un paio di cose da chiedergli, per esempio perché non ci sono pentole e perché la doccia non sta su da sola.Ogni volta che lasciamo l’Italia, darei un braccio per poter essere in grado di parlare le lingue, o almeno l’inglese in modo fluente. E invece sono qui, a strizzare gli occhi ogni volta che qualcuno mi parla, cercando di indovinare il senso della frase dall’intonazione, dal contesto… per non parlare di quando devo parlare io: mi ritrovo a fare un giro di parole per esprimere concetti complessi con le sole tre parole che conosco. E non mi dite che l’inglese è facile, che è solo questione di allenamento! Di solito chi lo dice lo parla perfettamente… bastardo. Chissà perché io non sono mai riuscita ad impararlo, perché mi costi così tanta fatica…

Ma poi penso a tutta quella gente che invece si impara l’italiano in poco tempo, che deve impararlo per forza o che invece vuole impararlo con tutte le sue forze. Penso ai giorni così disumani che stiamo vivendo, alla gente che muore cercando di salvarsi, e a noi che non né possiamo più di loro, che vorremmo goderci le nostre ferie e quel che rimane della nostra ricchezza in santa pace. Penso a chi ci sta facendo credere che siano loro il nostro problema e non noi il loro. Penso al mare che ho attraversato in sicurezza su un traghetto e a tutti i significati che può avere questa cosa. Penso ai miei figli, al tutto il bene che gli voglio, a come vorrei che lo sapessero, che fossero felici, che si sentissero sempre amati nonostante tutto, che vanno bene così, anche se qualche volta si sentono strani, non capiti, esclusi, che fossero forti abbastanza per affrontare a muso duro questa vita, ma con la dolcezza necessaria per accogliere sempre chi incontrano sulla loro strada, che non fossero mai loro ad escludere.

Il vento sta aumentando. Sarà normale? La finestra continua a sbattere, lo stomaco a bruciare, sono le cinque e io ho finito le vite di candy crush.

Iban e navi

Sono nei guai.

Qualche anno fa mi trovavo in stazione ad aspettare il ritorno di qualche figlio. Ero arrivata come al solito in largo anticipo, privilegio di noi ansiosi, con il risultato che all’ansia di arrivare tardi si era sostituita l’ansia del molestatore da stazione. L’esperienza mi ha insegnato che se vuoi sopravvivere in stazione quando aspetti qualcuno e sei in anticipo di mezz’ora, l’unica soluzione è camminare. Mi misi così a girovagare per la stazione, cercando di mantenere l’espressione del milanese medio, quella del tipo “sono di fretta, non rompetemi le palle” ma evidentemente qualcosa non funzionò… La faccio breve: non so come mi ritrovai in balia di un ragazzino chiacchierone e nel giro di un quarto d’ora diventai sostenitrice di Save the Children. Quando arrivò il treno del figlio, avevo già firmato, dato il mio numero di conto corrente e salutato caramente il ragazzino.

Tornata a casa cercai di capire meglio quello che avevo fatto. Cercai su internet e mi rassicurai innanzitutto sul fatto di non essere stata truffata. Poi cominciai a vedere quali progetti sostenevano, dove operavano. Quello che lessi mi piacque: progetti in Italia e all’estero, tutti interessanti. Mi misi il cuore in pace e con il tempo mi abituai a vedere sull’estratto conto la voce mensile di Save the Children. Al punto da dimenticarmene.

Oggi la donazione mi ritorna in mente solo quando vengo fermata da altri ragazzini intraprendenti per strada e la mia posizione di sostenitrice mi permette di cavarmela in pochi secondi: ho fretta, sto già dando, grazie, ciao. I giornalini informativi che ricevo per posta vengono da me sfogliati solo per senso del dovere, ma trovano la cesta della carta nel giro di poche ore.

Tutto scorre bene: coscienza pulita, loro fanno, io do il mio contributo mensile, minimo certo, ma almeno posso dire che anche io faccio qualcosa. Sono una donna impegnata, io.

Poi, porca miseria, succede ‘sta storia del codice di condotta delle Ong. E scopro che Save the Children firma mentre Msf no. E a me ‘sta cosa non mi piace. Perché Msf sono tosti, lo so. Perché sono quelli che, chissàperché, finiscono sempre sotto le bombe. Anzi, il perché lo si sa: loro sono sempre dove c’è bisogno, dove spesso non c’è nessun altro. Cioè, loro sono quelli che li aiutano “a casa loro”, ma anche “a casa nostra”, ma anche a casa della zia, della nonna e del cugino, perché per loro “casa” è il mondo “senza frontiere”.

Trovare informazioni su questa storia non è così semplice. La situazione è complessa: c’entrano le normative, i trattati internazionali, i soldi, i principi, i rapporti tra Stati, la politica, la gente che muore…

Ecco… la gente che muore.

Leggo le posizioni, o almeno quello che viene riportato, ma è faticoso, cavoli. Non ci capisco una beata mazza. Chi ha ragione?

Ma cazzarola, ma possibile che il mio iban non sia più sufficiente a farmi sentire bene?

E mi viene in mente una parte della mia tesi di laurea sullo scoutismo. Durante il fascismo lo scoutismo fu vietato e così si aprirono due possibilità: la clandestinità oppure entrare a far parte dell’opera balilla. Per chi è lombardo come me, è facile pensare che tutti scelsero la prima opzione, ma in realtà ci fu chi scelse la seconda, convinto che dall’interno avrebbe potuto continuare a lavorare con i ragazzi, limitare la follia del fascismo portando i principi dello scoutismo all’interno dell’opera balilla. Non funzionò. Perché non puoi far crescere dei fiori sotto una camicia nera, non puoi educare alla libertà e alla felicità se devi obbedire ciecamente alla volontà di una sola persona. Sono convinta che allora qualcuno fosse in buona fede, ma sono anche convinta che il compromesso non è la via migliore quando riguarda i principi, quello in cui si crede, la vita delle persone. Perché quando devi fare qualcosa di coraggioso devi crederci fino in fondo, profondamente, senza compromessi.

Così adesso io sono nei guai.

Perché a me, il mio iban non mi basta più.